Van der Kolk

Il corpo accusa il colpo: Il trauma incide il corpo

Il trauma incide i suoi segni nei ricordi e nel corpo. Imprigionati nel passato non si vive più con chi ci sta vicino: bisogna quindi ridare vita al corpo.

Nel libro “Il corpo accusa il colpo” Bessel Van der Kolk ci accompagna in un viaggio scientifico regalandoci stralci della sua vita professionale a partire dalle esperienze di un giovane medico in specializzazione per arrivare a quelle dello psichiatra studioso e clinico dei giorni nostri, di seguito alcune storie tratte dal libro.

Ti chiami Tom. È una domenica di Luglio, famiglia e amici sentono l’odore che si spande dal barbecue. Un flash nel cervello, scappi via, nel tuo studio di avvocato, bevi Jack Daniel’s fino ad ubriacarti. Il caldo, il fumo, il vociare dei bambini. Pum. Ti hanno riportato in Vietnam, dove avevi visto corpi bruciati, il tuo plotone massacrato. Non sei fuggito da casa, ma dalle foreste umide e opprimenti. Il tuo corpo ti ha riportato lì, non puoi tollerarlo.

Ti chiami Marylin. Sei infermiera. Esci con Michael, lo hai conosciuto al circolo tennis, da quattro anni non passavi una serata con un uomo. Al ristorante parlate di musica, cinema, bevete un po’, ridete. Andate a casa. Finite a letto, non ricordi bene quello che è successo. Nella notte senti il suo corpo vicino. Dentro ti si fa ghiaccio, sciolto da un’esplosione di rabbia. Lo insulti, lo tempesti di pugni. Lui non capisce e non ti rivolgerà la parola mai più. Tuo padre ha abusato di te quando avevi otto anni. Crac. Tua madre ti rimproverava perché lo facevi arrabbiare.

Ti chiami Valerio. Sei al parco giochi con tuo figlio. Vedi una mamma che allatta il figlio di pochi mesi. Hai un accesso di dolore a un braccio, la paura ti sommerge. Vorresti correre da un medico. Non temi l’infarto, ma di avere una malattia neurologica e non puoi spiegarlo a tuo figlio mentre gioca a pallone. Resti lì, paralizzato, con gli occhi sbarrati, estraneo a quello che succede intorno. Tua moglie, anni prima ha avuto un tumore al seno, diagnosticato durante l’allattamento. Tre anni di battaglie, poi è morta. Pum. Aveva sintomi alle braccia quando la malattia è arrivata al cervello.

Storie vere, sono pazienti con i traumi psichici di cui parla Bessel van der Kolk (2015) nel suo bellissimo “Il corpo accusa il colpo”. Vite spezzate da eventi unici e veloci o terribili e ripetuti. Siete stati in Iraq, a L’Aquila la notte del terremoto, in un reparto di ospedale mentre per mesi una persona cara cercava di sopravvivere?
Il trauma non si imprime solo nelle vostre memorie, quella è la parte meno difficile. I ricordi si potrebbero mettere da parte. Il trauma incide i suoi segni con uno scalpello nel vostro corpo. Scava molto. Nel profondo del cervello c’è l’amigdala, una mandorla che spara emozioni, centro di attivazione di rabbia e, soprattutto, paura. Le botte della vita la istruiscono ad accendersi facilmente. Uno stimolo minimo innesca l’allarme. Intanto la corteccia mediale prefrontale, la parte deputata a dire “ Ok è solo fumo, stai tranquillo, non ti si brucia casa!” funziona meno. Il trauma fa questo scherzo, attiva la sirena e manda in pensione i saggi che vi dicono di stare tranquilli.

Fa altro: altera il sistema immunitario, che a volte si indebolisce, altre volte vi spara addosso fuoco amico, generando malattie autoimmuni. Congela i muscoli o li tende allo spasimo, torce le viscere attraverso l’azione del nervo vago. Scolpisce memorie cattive dentro di voi.

Van der Kolk il trauma lo ha studiato a fondo dai tempi in cui curava i veterani del Vietnam. Sa cosa serve per riparare i danni. Intanto uno psicoterapeuta aggiornato che sappia far da testimone al dramma e aiuti a riorganizzare in una storia sensata i frammenti dell’esperienza. E mentre vi fa ricordare l’orrore, vi ancora al mondo intorno finché capite: non sta succedendo più. Poi, calmare il corpo, spegnere gli allarmi: farmaci se serve, e molta mindfulness, la meditazione che rinvigorisce le aree sagge del cervello mentre prestate attenzione al respiro che placa l’animo. Imprigionati nel passato non vivete più con chi vi sta vicino, quindi: ridare vita al corpo aumentandone la consapevolezza!

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fame e magrezza

Biografia della fame e della magrezza

"Gli esseri che sono nati sazi – ce ne sono molti – non conosceranno mai questa angoscia incessante, questa attesa dinamica, questo stato febbrile, questa miseria che tiene svegli giorno e notte. L'uomo si costruisce a partire da quello che ha conosciuto nel corso dei primi mesi di vita: se non ha sperimentato la fame, sarà uno di quegli strani eletti, o di quegli strani dannati, che non edificheranno la loro esistenza sulla mancanza".

Amélie Nothomb "Biografia della Fame"

 

Scrive Amélie Nothomb nel libro Biografia della fame. "...ogni nazione è un'equazione che si articola intorno alla fame". In alcuni paesi di fame si muore perchè mancano le risorse, manca il cibo. Nella nostra i ricoveri per disordini alimentari sono quasi raddoppiati in sei anni. In tutto il paese, donne e ragazze, si autoimpongono di fare la fame, a volte fino a morirne.

In Italia i disturbi alimentari fanno migliaia di vittime l'anno, 3.240 nel 2016, e riguardano tre milioni e mezzo di persone, eppure si fa ancora fatica a riconoscerli, con una grande confusione tra sintomi e manifestazioni. I disturbi alimentari sono un problema ancora grave, e anzi riguarda sempre nuovi soggetti, ricordano gli esperti in occasione della giornata del Fiocchetto lilla che si celebra il 15 marzo.

"Purtroppo il numero dei pazienti non accenna a diminuire", osserva Laura Dalla Ragione, responsabile del numero verde della Presidenza del Consiglio dei ministri 800180969. "Secondo l'Osservatorio del ministero della Salute sono più di 3 milioni le persone ammalate. Si è abbassata moltissimo l'età di esordio, si ammalano bambini di 8-10 anni, con conseguenze più gravi. Si sono diffusi anche i Disturbi Selettivi nell'infanzia".

La settimana della consapevolezza dei disturbi alimentari si è appena conclusa, e ancora una volta i giornali hanno finto di chiedersi cosa mai abbia spinto delle sciocche giovani donne ad avviarsi verso un lento suicidio, corredati da sensuali foto di magrissime modelle svestite in posa per l’obiettivo dei fotografi, oltre che da una serie di distratte banalità sul fatto che le ragazze debbano in realtà lavorare sulla loro “immagine corporea” e, se possibile, smettere di leggere tutte queste riviste.

Non si tratta solo di una questione di sopravvivenza. Il punto sono gli anni trascorsi torturandosi inutilmente e dolorosamente, sprecando il proprio tempo, la propria energia e rovinandosi la salute. Candida Crewe, nel suo libro autobiografico Eating myself , la definisce “la malattia della donna comune”. Sembra che, da un certo punto di vista, l’autodeprivazione alimentare e l’ossessione per la magrezza, l’immagine del corpo e l’autocensura femminili siano state normalizzate a tal punto nelle nostra società, che è impossibile non convincersi che queste ragazze abbiano fatto la scelta giusta, sbagliando semplicemente nell’essersi spinte “troppo oltre”.

Come ha scritto Naomi Wolf in Il mito della bellezza, “una cultura fissata con la magrezza femminile non rappresenta un’ossessione per la bellezza femminile, bensì per l’obbedienza femminile. La dieta è il più potente sedativo politico della storia delle donne: una popolazione placidamente folle è più facile da gestire”.

Gli aperti e sinceri elogi che le ragazze ottengono per il loro uccidersi lentamente in pubblico è direttamente proporzionale alla quantità di vergogna e stigmatizzazione che si riversa sulle donne perfettamente in salute che si trovano a essere anche solo leggermente sovrappeso.

Esistono solidi e fondati dati che provano come le donne siano penalizzate socialmente quando prendono peso, e premiate quando lo perdono. Ricerche recenti rendono evidente quel che quasi tutte le donne sanno nel loro intimo: che il mondo vuole che siano sempre più piccole, sempre più magre, che il mondo vuole che esse desiderino meno, che abbiano meno grinta, meno forza.

Certo, insegnare alle donne e alle ragazze ad amare i loro corpi e a prendersene cura è ancora una proposta radicale in una società che provoca e al contempo sfrutta l’odio che proviamo verso la nostra immagine.

Le ragazze crescono in un tornado d’immagini di bellezza inarrivabile, vengono sottoposte senza sosta a una serie di dimostrazioni dalle quali si evince che saranno penalizzate se non avranno un certo aspetto che è, letteralmente, “magra al punto da non permettere al corpo di respirare”.

E poi, quando sviluppano disturbi alimentari alziamo le spalle e diciamo: “accidenti però, queste ragazzine stupide, perché non si mangiano un panino”?

Dire alle donne e alle ragazze del ventunesimo secolo che hanno un problema con la loro immagine del proprio corpo è un po’ come dire alla vittima di un accoltellamento che ha un problema d’emorragia. Sì, lo sappiamo.

I disturbi alimentari spesso sono solo un modo di fare i conti con una rabbia che sembra troppo pericolosa da esprimere, e che rivolgiamo verso il nostro corpo, assumendo il controllo su tutti i nostri bisogni come il cibo, il sesso, l'affetto, il rispetto, le ambizioni o un posto sicuro nel mondo.

 

Per fame, intendo quel buco spaventoso di tutto l'essere, quel vuoto che attanaglia, quell'aspirazione non tanto all'utopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c'è niente, imploro che via sia qualcosa.

Amélie Nothomb "Biografia della Fame"


"ESSERE INTERI" MENTE, CORPO E RELAZIONI - 13° Meeting Annuale 2018

La Società Italiana di Biosistemica è lieta di presentare il  13° Meeting teorico-esperienziale aperto a psicologi, psicoterapeuti, counselor e a tutti i professionisti della relazione d’aiuto, che si terrà nel contesto termale di Galzignano Terme Spa & Golf Resort (Pd) il 12 e 13 maggio 2018. Potrete partecipare agli interventi dei Professori Maurizio Stupiggia e Massimo Biondi e a 17 workshop teorico-esperienziali

Scarica la brossure: BROCHURE-MEETING-2018

Vai al sito: http://www.biosistemica.net/meeting-di-biosistemica