16° Congresso europeo di Psicoterapia Corporea

16° Congresso europeo di Psicoterapia Corporea

LA PSICOTERAPIA CORPOREA E LE SFIDE DI OGGI : Alienazione - Vitalità - Flusso

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Il prossimo congresso dell'European Association for Body Psychotherapy (EABP ) si terrà a Berlino alla Libera Università, dal 6 al 9 settembre 2018. In questo congresso vogliamo far fronte alle sfide della nostra società post-moderna. Il filosofo Byung-Chul Han e molti altri parleranno del burn-out e dello stato di affaticamento che determinano una diminuzione dell’eros e delle relazioni. L’alienazione sta aumentando nella vita lavorativa di tipo capitalista, così come l’alienazione dal sé e dal proprio corpo. Nella sua Vegetoterapia, Wilhelm Reich aveva già evidenziato l’energia vitale, la sensazione del fluire del corpo, il contatto con il nocciolo della propria personalità e il potere dell’amore come aspetto fondamentale della salute psicologica e somatica.

Nella psicoterapia corporea, la tradizionale teoria delle nevrosi e le teorie del carattere, devono impegnarsi ad affrontare i cambiamenti dello Zeitgeist. Sempre più spesso, abbiamo a che fare con disordini come il “burn out”, ansie diffuse e soprattutto disordini strutturali, come deficit dello sviluppo derivante dalla prima infanzia, personalità narcisistiche e borderline. Nel nostro campo dobbiamo far fronte a questi cambiamenti con concetti corrispondenti. Le nuove sfide richiedono una pratica corporea in grado di trovare un equilibrio tra il possesso, il contenimento e il lavoro di espressione emozionale.

Vai al sito dell'EABP: https://congress.eabp.org/2018/site/it/welcome/


Stili di attaccamento e rapporto con il cibo

In questo articolo l'argomento inerente agli stili di attaccamento correlati alla dissociazione nei disturbi alimentari è stato affrontato con grande efficacia.

Un rapporto disturbato con il cibo è pericoloso, perchè sembra prevalere sull’istinto primario dell’essere umano, quello di sopravvivere; considerare il proprio corpo come un nemico o come l’arena in cui si combatte una sanguinosa battaglia tra parti del Sè, è ciò che accade nel mondo interno delle persone che soffrono di un disturbo alimentare con aspetti dissociativi.

Per comprendere come si struttura una personalità con queste difficoltà, è necessario indagare molto indietro nel tempo, agli albori della storia di vita. Il disturbo alimentare non ha esordio quando si manifestano i sintomi, ma molto tempo prima. Durante l’infanzia, la persona struttura un sistema psichico che sarà il teatro di un disturbo alimentare conclamato o meno, o che una situazione o una fase di vita stressante potrà far precipitare in sintomi stabili o discontinui.  Il trattamento ideale delle persona con DCA è quello che procede dagli strati più esterni, ossia dai sintomi, a quelli più profondi, indagando i temi e lo stile di attaccamento. La psicoeducazione e un’alimentazione almeno minima sono la condizione necessaria ma non sufficiente di un trattamento terapeutico efficace.

Nell’assessment psicodiagnostico, la raccolta dell’anamnesi non può prescindere dalle dinamiche di attaccamento verso i principali caregiver, al fine di individuare il tipo di attaccamento del paziente.

La storia di attaccamento determina la strutturazione di una base sicura (Bowlby, 1973), ossia di un insieme di risorse interne, strategie o processi utili ad autoregolarsi, far fronte al dolore e calmarsi. In età precoce, la base sicura di un bambino sono i suoi caregiver; successivamente, la base sicura sarà costituita dalla loro interiorizzazione, ossia dall’aver fatto proprie le loro modalità di rispondere ai suoi bisogni.

Da adulti, l’attivazione della rappresentazione interna della base sicura può avvenire attraverso il richiamo di pensieri, immagini e comportamenti confortanti. Nella persona che soffre di un disturbo del comportamento alimentare, si è strutturata una strategia disfunzionale di rassicurazione attraverso il cibo; la relazione con il cibo, in diverse modalità, è usata come risorsa per attivare la base sicura e calmarsi.

stili di attaccamento e disturbi alimentari

I dati sperimentali evidenziano che i soggetti che hanno problematiche legate al cibo, hanno nella maggioranza dei casi, uno stile di attaccamento di tipo insicuro. I dati evidenziano, inoltre, che nell'anoressia nervosa, spesso correlata ad uno stile d'attaccamento evitante, il cibo è evitato proprio come l'attaccamento. Nella bulimia nervosa, spesso correlata ad uno stile di attaccamento ambivalente o disorganizzato con tendenze ambivalenti, il rapporto con il cibo è a tratti controllato, a tratti estremamente caotico e fuori controllo (binging). Nel binge eating, spesso correlato a pattern di attaccamento evitante con tendenze ambivalenti, il soggetto è spesso portato ad evitare l'attaccamento mangiando, sostituendo il legame con il cibo ed usando il cibo per calmarsi.

Durante l’assessment, se emerge un attaccamento disorganizzato, è probabile che nell’eziopatogenesi giochino un ruolo fondamentale il trauma e le difese dissociative.Nella storia precoce di relazione di un individuo, la base che crea un attaccamento disorganizzato è caotica, frequentemente minacciosa e spaventosa, a tratti amorevole ma in modo imprevedibile; nonostante ciò, essa resta la base “sicura”, poiché è necessaria per sopravvivere. Questa modalità di attaccamento ha come risultato la dissociazione del mondo interno. La sopravvivenza emotiva dipende dalla divisione interna, come specchio della dissociazione interna alla figura di attaccamento.

Nei disturbi del comportamento alimentare, la dissociazione può essere presente a diversi livelli: è una difesa naturale che si attiva rapidamente quando la persona si sente in pericolo; può essere funzionale in un episodio traumatico circoscritto, ma non se si cronicizza come principale o più frequente meccanismo di protezione. In tali casi al disturbo alimentare si associa un disturbo dissociativo dell’identità, in cui una parte del mondo interno ha un disturbo alimentare.

Se non correttamente diagnosticato, il grado di dissociazione può generare problemi nel trattamento terapeutico.

Diversi studi hanno individuato personalità ricorrenti nel mondo interno delle persone con un disturbo del comportamento alimentare con aspetti dissociativi. Spesso, queste persone non hanno vissuto l’infanzia, sono state trattate come piccoli adulti fin da quando hanno memoria; sono state forzate ad assumersi responsabilità che non spettavano a loro. Il mondo interno ha dovuto usare la dissociazione per crescere più rapidamente in una parte e uno sviluppo accelerato non può essere salutare.

Bambini  precocemente adultizzati  hanno una componente di personalità che cresce troppo velocemente e che affronta tutte le richieste provenienti dall’ambiente. È la parte più danneggiata che genera più difese, che contiene dolore e frustrazione per aver dovuto imparare a fare le cose da sola. Ha imparato ad autoregolarsi e autocontrollarsi attraverso il cibo. È la parte dominante nel mondo interno delle persone con anoressia nervosa. È una parte controllante, sfiduciata, spesso alimentata dalla comorbilità con un disturbo ossessivo di personalità e un disturbo dell’immagine corporea. Bambini la cui parte infantile rimane bloccata nel tempo possono mostrare comportamenti non appropriati all'età. Essi spesso sviluppano la convinzione  che “si ha bisogno di essere malati per ottenere attenzione” e attraverso il cibo cercano di essere visti. È la parte dominante nel mondo interno di chi soffre di bulimia. Chi soffre di questo problema può apprendere che il cibo è il miglior modo per compensare rabbia, tristezza e frustrazione col cibo. La vita emotiva è disregolata e spesso si riscontrano comportamenti impulsivi. Bambini che hanno sperimentato precocemente il rifiuto potrebbero sviluppare una parte di personalità identificata come il “Sè rifiutato”: essa è la parte del mondo interno che contiene la distorsione dell’immagine corporea, quell’immagine di Sè che la persona non vuole tornare ad essere mai più. Il "sé nascosto" si sviluppa nei bambini che hanno fatto la precoce esperienza che mostrare il proprio sé è stato pericoloso. Il sé nascosto, per protegge il sistema interno, non può mostrarsi.  È una parte che somatizza ciò che non può esprimere in altro modo. Si sviluppa presto nella vita; le emozioni dominanti in essa sono paura, umiliazione e vergogna.

Per essere una figura di attaccamento sostitutiva, il terapeuta deve essere comprensivo e compassionevole rispetto a questi aspetti. Per essere d’aiuto, dovrà essere validante rispetto all’esperienza di un paziente che ha sviluppato un rapporto disfunzionale col cibo, e aiutarlo a trovare una strategia stabile alternativa di attivazione delle sicurezza interna.

http://www.stateofmind.it/2017/09/trauma-alimentazione/

 

 


La dipendenza affettiva

Dipendenza Affettiva: cosa signifiva "amare troppo"?

"Quando essere innamorati significa soffrire, stiamo amando troppo...Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia difficile, stiamo amando troppo..Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui/lei vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo. Quando la relazione mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo"

                                                                                                     Robin Norwood, donne che amano troppo

  Liberamente tratto dal libro "Donne che amano troppo" di RobinNorwood

Attenzione, vi riconoscete?

Venite da una famiglia disturbata, dove nessuno si curava dei vostri bisogni emotivi? Avendo ricevuto ben poco autentico affetto, cercate di saziare questo bisogno disatteso per interposta persona, offrendo le vostre cure a qualcuno, specialmente agli uomini che sembrano in qualche modo averne bisogno? Poichè non eravate mai riuscite a cambiare i vostri genitori trasformandoli nelle persone calde e affettuose che desideravete tanto intensamente, rispondete con troppa passione al tipo di uomo emotivamente non disponibile che vi è familiare, e che potete di nuovo cercare di cambiare con il vostro amore? per il terrore dell'abbandono, fate qualsiasi cosa per impedire che la relazione finisca? Abituate alla mancanza di amore nei rapporti personali, siete disposte ad aspettare, sperare, e a continuare a sforzarvi di piacere? Siete disposte ad assumervi ben più del cinquanta per cento di responsabilità, colpe e biasimo in una relazione? La vostra autostima è pericolosamente bassa e, nel profondo di voi, siete convinte di non meritare di essere felici? Piuttosto credete di dovervi guadagnare questo diritto? Poichè nell'infanzia non vi siete mai sentite sicure, avete un bisogno disperato di controllare il vostro uomo e la vostra relazione? Mascherate i vostri sforzi di controllare persone e situazioni con il pretesto di essere "soccorrevoli"? in una relazione siete più in contatto conn il vostro sogno di "come potrebbe essere" che con la realtà dei fatti? Siete dedite agli uomini e alle sofferenze emotive come una droga? Forse siete predisposte emotivamente, e spesso biochimicamente, a diventare dipendenti da droghe, da alcol, e/o da certi cibi, in particolare i dolci? Essendo attratte da persone con problemi, che hanno bisogno di essere risolti, e lasciandovi coinvolgere in situazioni caotiche, incerte, ed emotivamente penose, dimenticate le responsabilità che avete verso voi stesse? Forse avete una tendenza alla depressione, che cercate di prevenire con l'eccitamento che viene da un rapporto sentimentale instabile? Non trovate attraenti gli uomini gentili, equilibrati, degni di fiducia che forse si interessano a voi?Questi "bravi ragazzi" vi sembrano noiosi?

La capacità di amare dipende proprio dalla capacità dei membri della coppia di percepirsi e rispettarsi come individui separati, cioè di riconoscere l’altro nella sua diversità senza per questo perdere di vista la propria individualità. Il legame amoroso diventa disfunzionale e problematico quando il vincolo di coppia offusca i propri bisogni e ci si incatena all'altro soffocando la propria individualità e , i questi casi si parla di Love Addiction o Dipendenza Affettiva Patologica.

Una relazione sentimentale può essere considerata disfunzionale se vengono rispettati tre o più dei seguenti criteri:

  • Esistenza di una sindrome da astinenza per l’assenza dell’amato, caratterizzata da significativa sofferenza e un bisogno compulsivo dell’altro;

  • Considerevole quantità di tempo speso per questa relazione (in realtà o nel pensiero);
  • Riduzione di importanti attività sociali, professionali o di svago;
  • Persistente desiderio o sforzi infruttuosi di ridurre o controllare la propria relazione;
  • Ricerca della relazione, nonostante l’esistenza di problemi creati dalla stessa;
  • Esistenza di difficoltà di attaccamento, come manifestato da uno dei seguenti:
    • (a) ripetute relazioni amorose esaltate, senza alcun periodo di attaccamento durevole;
    • (b) ripetute relazioni amorose dolorose, caratterizzate da attaccamento insicuro”

Nei casi estremi, per es. anche quando il partner è violento fisicamente, i pazienti dipendenti tendono a giustificarlo, si isolano, mentono o non chiedono aiuto pur di proteggerlo; spesso purtroppo non riescono a lasciarlo anche quando è a rischio la loro incolumità fisica. Generalmente, i pazienti con dipendenza affettiva sono consapevoli degli effetti devastanti che il partner ha nella loro vita, ma esattamente come i tossicodipendenti, non riescono ad astenersi dalla relazione .Chi soffre di dipendenza affettiva si sente inadeguato e non degno di amore e vive costantemente con il terrore di essere abbandonato dal partner. La paura dell’abbandono induce al tentativo di controllare l’altro con comportamenti compiacenti di estrema sacrificalità, disponibilità e accudimento, con la speranza di rendere la relazione stabile e duratura.
La tendenza stessa a costruire una relazione di non mutualità, ma in cui l’altro e i suoi bisogni siano centrali, induce a lasciare spazio a personalità egocentriche e anaffettive, che finiscono per confermare in chi soffre di dipendenza affettiva la paura di non poter essere degni di amore. infatti la scarsa autostima spinge la persona che soffre di dipendenza affettiva a leggere la scarsa disponibilità dell’altro non come informazione sull’altro (“è un narciso egocentrico”), ma come informazione su di sé (“non mi ama perché io non vado bene”).

A volte, a causa di un torto subito dal partner, la rabbia può momentaneamente spingere chi soffre di dipendenza affettiva a dire basta e a chiudere la relazione, ma inevitabilmente, i sintomi dell’astinenza (depressione e incapacità di provare piacere, ansia, sensazione di vuoto ecc.) spingono a perdonare il partner e a giustificarlo rientrando così nel circolo vizioso di una relazione tossica.

Nei disturbi di personalità è frequente riscontrare dipendenza affettiva.
I pazienti con Personalità Dipendente sono caratterizzate dalla dipendenza dagli altri, cioè sono incapaci di vivere in maniera autonoma e hanno sempre bisogno di consigli e rassicurazioni. Quando sono soli si sentono indifesi e senza punti di riferimento, vivono costantemente con il terrore di essere abbandonati dal partner.

Pur di scongiurare il temuto abbandono sono disposti a fare cose spiacevoli e degradanti (ad es. si fanno sfruttare economicamente o sessualmente, tollerano l’infedeltà e nei casi estremi la violenza); anche i pazienti con Disturbo Borderline di personalità hanno serie difficoltà a stare da soli e adottano comportamenti dipendenti (ad es. si mettono a completa disposizione del partner e lo idealizzano). Hanno relazioni affettive caotiche caratterizzate da una passione travolgente, ma anche da discussioni violente; i pazienti con questo disturbo vivono con il terrore di essere abbandonati dal partner ma temono, nel contempo, di dipendere da lui e di perdere la propria autonomia.

I pazienti con Disturbo Istrionico di personalità temono la solitudine e sono travolti dall’angoscia davanti alla separazione; hanno costantemente bisogno di attenzione, approvazione e sostegno. Anche chi soffre di Disturbo Narcisistico di personalità non è immune, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dalla dipendenza affettiva dal partner. I così detti narcisisti covert, infatti sono afflitti da pensieri di fallimento costante, mostrano scarsa autostima, sono molto attenti al giudizio altrui e ruminano costantemente, nelle relazioni mostrano un attaccamento ansioso dovuto alla costante paura del rifiuto e dell’abbandono.
I risultati hanno permesso di confermare un modello eziopatogenetico della love addiction che individua, quali fattori predisponenti, la presenza di traumi di abuso emotivo e di negligenza emotiva, gli stili di attaccamento preoccupato e timoroso, la presenza di sintomi dissociativi a livello patologico, la difficoltà, clinicamente significativa, nella regolazione delle emozioni.